Valorizzare i dati tramite Ecosistemi Digitali su modello Gaia-X

Vision

Aprile 21, 2022

Non è mai troppo presto per fare innovazione digitale. Le tecnologie e i metodi di cui disponiamo ci invitano a ripensare e reinventare le imprese che, per essere più efficienti e competitive, devono sempre più essere in grado di collaborare tra loro. In un contesto in cui i confini di business si stanno dissolvendo sempre più, le reti di collaborazione permettono di consolidare i propri servizi core e di esplorare nuove opportunità di sviluppo in segmenti di mercato collaterali. Ecco, allora, che attivare mercati di asset digitali di tipo Business To Business permette di sbloccare valore a partire da elementi condivisi, non più gestiti secondo una logica a silos e confinati all’interno di strutture organizzative chiuse.

Come costruire un sistema che abiliti la collaborazione e la condivisione?

Gli ecosistemi digitali basati su modello Gaia-X sono ecosistemi aperti, trasparenti e sicuri all’interno dei quali imprese, PA, organizzazioni mettono a disposizione e utilizzano dati e servizi digitali di nuova generazione, secondo linee guida e regole condivise. Sono mercati di prodotti che abilitano la collaborazione attraverso lo scambio di prodotti digitali di diversa natura come ad esempio dataset, flussi informativi, connettori a servizi digitali o anche funzionalità infrastrutturali quali, ad esempio, capacità di elaborazione erogate in cloud.

Tre sono le tipologie di mercato che il modello Gaia-X consente di costruire: aziendale, per la distribuzione di prodotti digitali B2B all’interno di una singola impresa o di una holding di imprese; interaziendale, per la distribuzione di prodotti digitali B2B all’interno di specifiche filiere di imprese (supply chain) e aperto, per la distribuzione di prodotti digitali B2B potenzialmente a tutti i soggetti economici interessati, anche non noti a priori. Mercati in cui la standardizzazione tecnologica e architetturale proposta da Gaia-X favorisce la piena interoperabilità tecnologica tra i diversi sistemi e la possibilità di poter migrare da un provider di servizi infrastrutturali a un altro senza impatti, massimizzando in questo modo la portabilità e perseguendo la massimizzazione della sovranità tecnologica per tutti i soggetti coinvolti, che non perdono il controllo dei propri asset.

Quali le possibili applicazioni pratiche degli ecosistemi digitali basati su modello Gaia-X?

Consideriamo ad esempio il settore del turismo. Molteplici sono i soggetti del territorio che, a vario titolo, organizzano eventi nei diversi distretti turistici: associazioni culturali, enti locali, enti di promozione del territorio, teatri, gestori di centri fieristici e molti altri. Ciascuno di questi soggetti solitamente gestisce un proprio palinsesto di eventi (costruito sia per esigenze di carattere operativo che per finalità di comunicazione) e lo rende disponibile, ad esempio, su un sito web o una app. In accordo con il modello degli ecosistemi digitali, le informazioni relative agli eventi possono essere messe a disposizione in forma di “prodotto” all’interno di veri e propri mercati B2B, al fine di essere utilizzate (previo consenso da parte dei legittimi proprietari delle informazioni) da parte di altri soggetti partner per arricchire le proprie soluzioni software. Ad esempio, risulterebbe più semplice e immediato costruire delle viste integrate sulle informazioni, contenenti l’intera offerta di eventi di uno specifico territorio, costantemente aggiornata, oppure ancora, un medesimo evento potrebbe essere valorizzato allo stesso tempo all’interno di molteplici canali digitali, nell’ambito di percorsi turistici ed esperienziali diversificati (di carattere storico, eno-gastronomico, ambientale o altri). La costruzione di vetrine digitali integrate di questo tipo costituisce spesso un’attività onerosa, caratterizzata da molteplici e ripetuti passaggi manuali per lo scambio di informazioni; grazie al modello di mercato degli ecosistemi digitali risulta invece possibile abilitare questi scenari in maniera semplice, veloce ed automatizzata.

Il valore di un approccio di questo tipo risulta del tutto evidente anche nel settore della logistica, dove numerosi attori sono chiamati a cooperare tra loro al fine di erogare in maniera integrata il servizio di movimentazione delle merci. In tale contesto, infatti, tipicamente ciascun attore coinvolto presidia solo una parte del processo complessivo: nella filiera del cargo aereo per esempio gli spedizionieri organizzano il trasporto delle merci per i propri clienti, gli autotrasportatori si occupano del trasferimento su gomma da e verso l’aeroporto, i gestori dei magazzini in aeroporto garantiscono lo stoccaggio temporaneo e il passaggio della merce agli agenti di rampa che si occupano del caricamento e scaricamento degli aeromobili, le compagnie aeree gestiscono le operazioni di trasporto aereo, e così via. L’attivazione di un mercato B2B di tipo interaziendale consentirebbe a ciascun attore della filiera di condividere in modo semplice le informazioni relative alla quota parte del processo logistico presidiato, abilitando un monitoraggio “end-to-end” del tutto integrato: ad esempio, gli spedizionieri potrebbero mettere a disposizione in forma di prodotto digitale le informazioni relative alle merci trasportate, molto utili ai gestori dei magazzini per facilitare le attività di presa in carico; i gestori dei magazzini potrebbero mettere a disposizione in forma di prodotto digitale la funzionalità transattiva per prenotare una finestra di carico e scarico merce, molto utile a spedizionieri e autotrasportatori per organizzare al meglio le proprie attività; il gestore dell’aeroporto potrebbe mettere a disposizione in forma di prodotto digitale informazioni in tempo reale sullo stato dello scalo, molto utili ai soggetti della filiera per essere notificati in caso di situazioni impreviste che potrebbero comportare ritardi nel trattamento delle merci. Questo e molto altro si sta concretizzando in particolare nell’ambito dell’iniziativa “Smart City delle merci” di Milano Malpensa Cargo, il più importante punto di riferimento per l’air cargo nel sud Europa gestito da SEA, con il coordinamento tecnico scientifico di Cefriel.

Come sviluppare mercati di prodotti digitali B2B?

Il framework che abbiamo messo a punto per la costruzione di ecosistemi digitali è il Digital Ecosystem Toolkit TM”, tramite il quale viene favorita una crescita costante dei mercati di prodotti digitali B2B, in termini di progressivo e incrementale popolamento del mercato, garantendone la gestione continuativa anche attraverso la definizione di precisi ruoli organizzativi. A questi spetta il compito di definire le regole di collaborazione e gli standard di riferimento del mercato, mettere a disposizione gli elementi chiave per abilitarne il funzionamento, gestire i processi propri di funzionamento dell’iniziativa e la relazione con la community oltre che indirizzare l’evoluzione progressiva del mercato.

Il framework prevede, inoltre, la promozione dell’adozione diffusa del mercato di prodotti digitali B2B, attraverso azioni costanti di promozione e ingaggio, volte ad ampliare l’insieme dei soggetti coinvolti nel mercato e a favorire l’identificazione di scenari d’uso degli asset che possano sbloccare ulteriore valore per il business.

Quali i possibili impatti di ecosistemi digitali basati su modello Gaia-X?

Gli impatti derivanti dall’applicazione su larga scala di un modello di questo tipo possono essere dirompenti. Innanzitutto, perché vanno ad aumentare significativamente la velocità con la quale aziende, enti e associazioni possono collaborare tra loro nella realizzazione di soluzioni integrate, grazie alla presenza di prodotti digitali innovativi già disponibili “a catalogo” e pronti per essere utilizzati, e di un modello di mercato che indirizza in maniera strutturale tutti gli aspetti correlati allo scambio degli asset (ad esempio, i formati standard da utilizzare per la trasmissione delle informazioni oppure le modalità per la definizione dei termini e delle condizioni di business per l’utilizzo degli asset). In secondo luogo, perché la disponibilità di un mercato di asset digitali potrebbe abilitare la nascita di nuovi servizi non ancora nemmeno ipotizzati, basati sul valore potenziale inespresso degli asset pubblicati e su processi di co-creazione di nuovi prodotti e servizi da parte di molteplici soggetti economici all’interno di mercati sempre più multilaterali e privi di confini definiti. Infine, un approccio di questo tipo consentirebbe di qualificare sempre più i soggetti che operano nel campo dell’ICT, non solo come provider di capabilities e tecnologie, ma anche e soprattutto come soggetti in grado di abilitare la costruzione di nuovi mercati e conseguentemente di supportare lo sviluppo del business.

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