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Ricarica elettrica sostenibile e condivisione dei dati: l’incontro tra Pradella Sistemi ed E015

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Gennaio 24, 2024

Portare elettricità dove serve, anche in posti in cui è complicato immaginare una banale presa di corrente a cui potersi collegare. Questa, in estrema e semplice sintesi, la missione di Pradella Sistemi, nata come startup innovativa nel 2015 nell’incubatore di impresa della Camera di Commercio di Bergamo, che progetta e realizza isole digitali che offrono servizi alla cittadinanza quali ad esempio i punti di ricarica per mezzi elettrici leggeri, le colonnine di ricarica dei dispositivi elettronici e dei defibrillatori.

“La nostra prima idea innovativa – racconta Furio Pradella, uno dei fondatori dell’impresa – è nata grazie a mio fratello che all’epoca prestava servizio presso l’Aeroporto di Pisa e che mi chiamò per lamentarsi del fatto che la maggior parte dei totem informativi smetteva di funzionare perché qualcuno li disconnetteva dall’alimentazione di corrente per ricaricare il proprio. Ci vorrebbe una grande pila dove le persone possono collegarsi, pensammo insieme. E così nacque la nostra “super pila”, che prototipammo insieme a un amico carpentiere che ci aiutò a plasmarla”.

Da quella telefonata e da quella prima idea si arriva a più di 800 installazioni in tutta Europa, 20 milioni di utenti serviti e ulteriori servizi che nel frattempo sono stati resi disponibili in questo primo brevetto internazionale con cui Pradella Sistemi è nata.

Con chi lavora attualmente Pradella Sistemi?

“Ci definiamo una B2G – continua Pradella – visto che lavoriamo prevalentemente con la Pubblica Amministrazione, con cui negli anni abbiamo innescato rapporti virtuosi. Attualmente stiamo installando colonne di ricarica nei parchi naturalistici d’Europa, dopo averle già posizionate nel nostro Parco Nazionale d’Abruzzo, in quello del Molise e d’Aspromonte. Abbiamo superato i 3.000 punti di ricarica per la mobilità dolce, visto che rispetto all’idea iniziale abbiamo arricchito la nostra offerta dando la possibilità di ricavare teche per i defibrillatori e panchine in cui sedersi per esempio. In particolare, al progetto sui defibrillatori teniamo in modo particolare, visto che l’idea è nata dal fatto che una grande realtà italiana, a seguito di un monitoraggio sullo stato di funzionamento dei defibrillatori, si era resa conto che questi non funzionavano non potendo essere connessi a un cavo per la ricarica. Abbiamo lavorato su questo aspetto con Ferrovie dello Stato e questo ci ha aperto possibilità anche su mercati esteri”.

Come e perché Pradella si unisce all’ecosistema digitale E015?

L’incontro con l’ecosistema digitale di Regione Lombardia E015 e con Cefriel nasce grazie ai Welcome Meeting organizzati da Regione e poi dalla “spinta” alla condivisione che Regione aveva inserito nei bandi per la mobilità elettrica a supporto dell’iniziativa Ecomobs, in cui era previsto per i partecipanti l’obbligo di pubblicazione di API E015 con i dati sulla mobilità elettrica. “Appena pubblicata la nostra prima API E015 sulle stazioni di ricarica per la mobilità leggera ci sono state realtà che l’hanno utilizzata e valorizzata. Questo ci ha fato capire che stavamo andando nella direzione corretta” – aggiunge Pradella. “Ci vorrebbe un E015 in ogni regione d’Italia. O meglio – sostiene Furio Pradella – sarebbe utilissimo avere un ecosistema come questo a livello nazionale affinché si possano replicare le tante opportunità di crescita per le imprese del territorio che derivano dalla condivisione del dato. Per fare questo, oltre a visione, occorre lavorare sulla sensibilizzazione di tutti i soggetti interessati per costruire la cultura dell’apertura e della condivisione”.

Avete costruito relazioni di business grazie a E015?

“Una delle realtà più interessanti che ci ha chiesto i dati pubblicati su E015 è stata la startup Aurora Nova, molto attiva su E015” – racconta Pradella – “Oltre a concedere loro l’accesso ai nostri dati, abbiamo voluto incontrarli e abbiamo conosciuto due ragazzi molto preparati che umanamente ci sono piaciuti molto. Abbiamo deciso di credere nel loro progetto e per questo abbiamo investito, diventando parte della loro società. E015 è stato per noi una importante occasione di scoprire una delle migliori startup del nostro territorio, vedendo da subito quello che erano in grado di realizzare e i risultati del loro lavoro: per chi come noi ha seguito il percorso di una startup innovativa, sa quanto è importante riuscire a emergere grazie a evidenze concrete e non solo portando idee su carta e, in questo, E015 è risultato estremamente prezioso”.

Come è nato e si sta evolvendo il progetto sui defibrillatori DAE?

“L’idea è nata con il presidente del CAI Bergamo, Paolo Valoti” – racconta Furio Pradella. “Il progetto era visionario: mettere DAE nei rifugi. Una cosa che siamo riusciti a fare grazie anche a all’esperienza di un nostro cliente, EV K2, che, tanti anni fa, lavorò alla installazione di un punto telefonico per le emergenze sui campi base del monte Everest, programmando un convertitore di interfaccia che prende un segnale https e lo trasforma in un segnale VOIP. Grazie alla collaborazione con un partner milanese, Fitrec, abbiamo installato telefoni nei rifugi e messo un defibrillatore che a partire ad agosto ha salvato due persone. Una cosa che vale l’intero progetto che si vorrebbe estendere ad altre province e al sentiero Italia, che collega più di 600 rifugi in tutto il territorio nazionale. Se questo andrà in porto sarà importante poter mettere a disposizione di tutti questi dati. Cosa che non si può fare senza un E015”.

Quali i programmi per il futuro di Pradella?

“Stiamo chiudendo un accordo quadro con A2A per le colonnine di ricarica per la mobilità leggera – continua Furio Pradella – e stiamo lavorando con diverse caserme dell’Esercito italiano per installare rastrelliere fotovoltaiche per le bici a pedalata assistita e i monopattini elettrici. Abbiamo realizzato diverse app per il controllo delle flotte dei veicoli elettrici per la movimentazione dei dipendenti pubblici e privati e vorremmo portare le colonnine di ricarica per la mobilità elettrica negli stabilimenti balneari, appoggiando le nostre “pile” sulla sabbia, nonostante non ci sia l’infrastruttura. Possiamo farlo e vorremmo farlo in ogni regione italiana mettendo i nostri dati a disposizione di tutte le imprese e le persone che vorranno usarli. È così che si genera valore”.