donne-step

Innovazione

Cefriel e la Giornata Internazionale per le Donne e le Ragazze nella Scienza

News

Febbraio 11, 2023

“Più donne e giovani scienziate equivalgono ad una scienza migliore”. Questo il messaggio che accompagna la Giornata Internazionale per le Donne e le Ragazze nella Scienza, ricorrenza istituita da Onu nella giornata dell’11 febbraio per promuovere la piena parità di opportunità nella carriera scientifica e sottolineare il contributo fondamentale che la parità di genere ha nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità individuati da Agenda 2030.

Gender Gap: una realtà che si può cambiare?

Le donne, come evidenziato dal Segretario generale dell’ONU nel messaggio dedicato alla Giornata Internazionale 2023, costituiscono meno di un terzo della forza lavoro in ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico, ancora meno in campi all’avanguardia. Soltanto un professionista su cinque che si occupi di intelligenza artificiale è donna. Secondo i dati riportati da Onu sul sito dedicato all’iniziativa, solo il 33% di chi fa ricerca è donna; percentuale che si abbassa al 12% nelle Accademie scientifiche. Ancora troppo basso il numero di donne che lavorano in settori emergenti quali intelligenza artificiale, dove solo una professionista su cinque è una donna. Per non parlare della disparità ancora esistente tra giovani laureati in ICT, dove le donne sono ben lontane dal rappresentare la metà.

Abbattere stereotipi, pregiudizi e barriere di ogni genere è una delle prime soluzioni suggerite anche da Onu. Abbiamo chiesto a Nadia Scandelli e Federica Freschi, due delle tante donne che lavorano in ambito scientifico in Cefriel, quali sono gli stereotipi e come provare a eliminarli.

Qual è lo stereotipo che scoraggia le ragazze nell'intraprendere un percorso di studi e poi di lavoro in ICT? Come combatterlo?

“Alcune professioni e indirizzi di studio – dice Nadia Scandelli, practice manager Smart Industry Solution in Cefriel – sono spesso comunemente associate a uomini, o comunque considerate specializzazioni da uomini, sia all’università che alle superiori. Ne sono esempi ingegneria meccanica e chimica, ma anche le scuole da perito elettrotecnico o meccanico. Si pensa: non è da ragazza, perché non fai ing. biomedica o gestionale? Ee questi stereotipi, di fatto, si vedono nel numero di ragazze iscritte ai corsi/scuole superiori. Cosa si può fare? Secondo me portare e far conoscere esempi di donne che hanno fatto quel percorso di studi, proprio per far capire innanzitutto che si può fare”.

In Cefriel sono 20 le donne laureate in materie STEM, junior e senior, che lavorano stabilmente a progetti di innovazione digitale. Altre 25 sono le professioniste che operano nell’ambito del design, della formazione e dei servizi interni, che portano contributi fattivi nelle attività di innovazione, ricerca e formazione, garantendo a clienti e stakeholder le migliori competenze ed esperienze in ambito scientifico-tecnologico. Rilevante la presenza femminile anche nel CdA di Cefriel, con 3 donne presenti in qualità di Consiglieri: Mirella Cerutti, General Manager di SAS Institute Italia, Monica Coraluppi, Director di Chorus Call, e Giuseppina Di Foggia, Amministratore Delegato di Nokia.

“Credo che negli ultimi anni siano stati fatti passi da gigante in senso positivo” – commenta Federica Freschi, che lavora in Cefriel nella practice Innovative Software Solution. “Sebbene nella mia esperienza personale non mi sia imbattuta in stereotipi che mi hanno scoraggiato, riconosco che, come molti stereotipi di genere, anche questo che vede gli uomini più adatti delle donne per svolgere professioni IT ha radici profonde nella cultura e nell’immaginario collettivo ed è per questo duro a morire, come per esempio nell’ambito della cultura pop di videogiochi, programmi e console. Quello che mi dispiace è che spesso sembra che siano le donne stesse ad aver introiettato questo pregiudizio. Un pregiudizio che le vede poco avvezze al mondo dell’informatica, ma più in generale meno portate per le materie scientifiche e di conseguenza caratterizzate da un rapporto quasi naive con la tecnologia. L’insieme di queste idee crea implicitamente, e spesso esplicitamente, un ambiente che scoraggia le giovani donne dal perseguire studi in materie come matematica, informatica o ingegneria. La ricetta per superarlo passa attraverso la cultura: fatare il mito del tecnico (maschio per l’appunto) e iniziare a pensare all’ICT come a un elemento pervasivo, imprescindibile e abilitante in una serie infinita di campi che vanno dalla medicina al design”.

Perché lavorare in questo settore è stimolante?

“A me piace tantissimo risolvere problemi, quindi la parte che più mi piace del mio lavoro, che mi appassiona e mi diverte, è parlare con le aziende, capire quali sono i problemi e come le tecnologie digitali possono essere utilizzate per risolverli” – racconta Nadia Scandelli. “Non ho avuto particolari difficoltà nel percorso di studi. Ricordo però che, specialmente nei primi anni di lavoro, quando si parlava con i clienti, si riferivano sempre ai colleghi maschi chiamandoli ingegnere e a me come dottoressa o semplicemente Nadia. Se penso a un traguardo personale, tra i momenti più belli della mia carriera lavorativa in IT, penso a quando mi hanno affidato la responsabilità del team di Smart Factory di Cefriel. È stato un riconoscimento importante, che mi ha ripagata degli anni di studio sul tema e delle competenze costruite, della credibilità acquisita in questo dominio, sia all’interno che all’esterno, e dell’impegno profuso e del lavoro fatto. Penso ancora con grande soddisfazione ai primi progetti di industry fatti sul campo, in stabilimento, quando andavamo a parlare con gli operatori che usavano la nostra applicazione e vedevo la soddisfazione nei loro occhi per aver portato loro qualcosa di utile”.

Per Federica, invece, le difficoltà più grandi sono state riscontrate durante i primi anni di studi, in cui “gli esami di elettronica, elettrotecnica, informatica, per me che arrivavo dal liceo, avevano tutto il fascino dell’aramaico antico. Al contrario, vedevo i miei compagni provenienti dagli istituti tecnici riuscire con facilità. Il fatto è che gli istituti tecnici superiori con quel tipo di indirizzo sono, per tradizione, popolati quasi esclusivamente da persone di sesso maschile. La conseguenza è un gatto che si morde la coda: nessuna ricetta segreta, quindi, per affrontare e superare le difficoltà, solo tanto studio e tanto impegno. Adesso mi piace lavorare in questo settore perché è in continua evoluzione e offre molte opportunità di crescita, sempre diverse. Inoltre, le tecnologie ICT influiscono sempre di più sul nostro modo di vivere e sul modo in cui le aziende e le organizzazioni lavorano. Lavorare in questo settore significa quindi avere la possibilità di fare la differenza nella vita delle persone e nella società.